CARDIOLOGIA RIABILITATIVA: SI GUARDA AL DOPO COVID

Al Cardiocenter De Gasperis si lavora per tornare alla normalità. Un obiettivo concreto e vitale per chi ha subito un evento acuto, dallo scompenso all’infarto, e necessita ad esempio della cardiologia riabilitativa. «Il ritorno alla normalità è ben più che un auspicio - commenta Benito Benedini, presidente della fondazione De Gasperis che sostiene le attività dell’omonimo Cardiocenter - e il dipartimento cardiotoracovascolare del grande ospedale metropolitano Niguarda di Milano non ha mai smesso di lavorare per assicurarlo, e noi lo sosteniamo con le nostre campagne di fund raising». Come conferma Salvatore Riccobono, che è il referente della riabilitazione ambulatoriale cardiologica, con competenze anche di ergometria e consumo di ossigenoreferente, la pandemia da SarsCov-2 ha condizionato anche quest'ambito e in molti casi ha determinato la totale sospensione dell’intervento cardioriabilitativo (soprattutto quando tale attività è svolta in modalità non degenziale), mentre in altri casi ha causato un forte ridimensionamento dell’attività e spesso ha condotto alla totale riconversione delle unità di cardiologia riabilitativa in strutture COVID o post-COVID. «Le conseguenze sul piano sanitario - ricorda Riccobono - sono importanti, a partire dal fatto che il referral alla cardiologia riabilitativa dalle strutture per acuti (in Italia già tutt’altro che ottimale in condizioni normali e molto al di sotto di quanto prevedibile in base alle LG) si è ulteriormente ridotto. La causa è duplice : 1) il minor numero di ricoveri registrato specie nelle prime fasi delle ondate pandemiche nelle strutture per acuti; 2) l’ esigenza di ridurre il rischio di contagio relato alla permanenza in una struttura di ricovero o comunque di comunità. Anche per i pazienti che in questi mesi accedevano alla cardiologia riabilitativa le possibilità di intervento sono state fortemente condizionate (utilizzo di attrezzi, sedute in palestra, momenti formativi /educazionali e di counselling psicologico e nutrizionale di gruppo); inoltre, è venuto a mancare in molti casi il follow up successivo alla fase attiva di cardiologia riabilitativa; l’efficacia complessiva dell’intervento di cardiologia riabilitativa si è di conseguenza ridotta, sia in termini di numero di pazienti trattati che in termini di outcome». Quest’evoluzione ovviamente ha un impatto sulla salute pubblica, tant’è vero che da parte della Società nazionale di cardiologia riabilitativa (AICPR) sono state emanate delle raccomandazioni alle strutture di cardiologia riabilitativa volte ad adottare strategie gestionali specifiche per la prevenzione e il trattamento del COVID: selezionare per l’accesso alla cardiologia riabilitativa i pazienti a maggior rischio cardiovascolare residuo; aumentare il turnover dei ricoveri per aumentare il numero complessivo degli interventi; potenziare il ricorso alla home-rehabilitation con web session e recall telefonici in particolare per valutare l’aderenza alla terapia ed il raggiungimento dei target terapeutici; in caso di temporanea chiusura del centro, mantenere un registro dei pazienti da arruolare e programmare la ripresa dell’attività appena possibile.

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