SANITA' SEMPRE PIU' CARENTE DI ORGANICO. A RISCHIO ANCHE I SERVIZI SIA D’EMERGENZA CHE TERRITORIALI

Per velocizzare la campagna vaccinale è decisivo il ruolo dei Medici di Base. Lo hanno ribadito, a chiare lettere, sia il Commissario straordinario per l’Emergenza Covid generale, Figliuolo che la Conferenza dei Governatori. Lo dicono anche i virologi. Il problema interessa tutte le Regioni perché tutte sono a trazione del Servizio Sanitario Nazionale. I numeri della emorragia che da un decennio interessa la carenza di personale medico, infermieristico e di operatori socio sanitari sono anche a conoscenza del Ministro della Salute che hanno, purtroppo, anche depauperato la nostra sanità. Difatti, negli ultimi 10 anni, tra sanità pubblica e privata convenzionata sono stati tagliati in Italia sia circa 43 mila posti letto che 42 mila di personale del Servizio Sanitario Nazionale di cui 5.000 medici. Difatti i medici di base da 45 mila circa che erano nel 2010 sono diventati 42 mila nel 2019 mentre in diminuzione anche i medici di continuità assistenziale (ex Guardia Medica) che dai 12 mila del 2010 sono diventati 11.500 circa nel 2019. Da tale scenario si ottiene la conferma della necessità di aumentare sia il numero dei medici che dei dirigenti ospedalieri per quanto riguarda la Medicina Generale. Difatti le criticità emerse con la pandemia richiedono politiche sanitarie innovative da ridurre anche le liste di attesa che resta, purtroppo, il vero nodo da sciogliere per garantire, con i Livelli Essenziali di Assistenza e l’Emergenza-Urgenza anche il diritto alla tutela di tutti i cittadini. OCCORRE RIFORMULARE IL RAPPORTO STATO-REGIONI CHE RESTA IL PUNTO CRITICO DI TUTTO IL SISTEMA SANITARIO Le criticità emerse con la pandemia hanno accentuato il punto,tra l’altro,già critico, dell’attuale sistema sanitario. Pertanto il primo gradino, in scaletta ,che merita la massima attenzione anche da parte della Conferenza Stato-Regioni riguarda la necessità della rimodulazione di tale rapporto perché la carenza di medici bianchi negli ospedali, con i “Pronto Soccorso” al limite del collasso, investe particolarmente i medici di base che operano sul territorio, che hanno necessità di essere sostenuti da una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale – Cure Primarie e Medicina ci comunità che consentirebbe, in tal modo, ai tanti giovani medici di avviarsi alla professione. Difatti,la drammatica esperienza della pandemia da Covid dovrebbe averci insegnato qualcosa a cominciare dall’importanza di poter disporre di una rete territoriale di Medicina convenzionata che comprenda il Medico di base, la continuità assistenziale, il “118” e la Medicina dei servizi. Solo in tal modo si potrà rinsaldare il patto di solidarietà tra il medico e gli assistiti da scongiurare anche l’emigrazione in altre Regioni per curarsi di patologie gravi. DOVE SPAVENTA LA MANCANZA DI ORGANICO NEGLI OSPEDALI ? La mancanza di organico spaventa ai “Pronto Soccorso”, alla Medicina Emergenza-Urgenza,alla Cardiologia e Cardiochirurgia, alla Rianimazione, alla Neurochirurgia, alla Ortopedia, alla Radiologia, alla Pediatria, alla Geriatria, alla Ginecologia, alla quale si aggiunge poi quella dei mancanza di posti letto. Ciò avviene perché la sanità territoriale,che avrebbe dovuto costituire ,nel sistema sanitario, il principale punto di riferimento, ha ceduto alle pretese degli Enti Locali, tant’è che dal 2009, ben 18 presidi ospedalieri la cui costruzione risale agli anni ’70 ancora non sono stati acquisiti alla sanità territoriale, per essere trasformati in strutture sanitarie efficienti, da essere utilizzate quale primo intervento, dopo averle dotate di tecnologie avanzate, da consentire, ad alcune di esse, anche di poter svolgere le funzioni di Pronto Soccorso per interventi di emergenza. Non v’è dubbio che con un Piano Sanitario Regionale, che continua ancora a sopravvivere anche se scaduto da almeno tre lustri, a soffrirne sono anche le Aziende ospedaliere e sanitarie, costrette ancora a seguire le tracce di Atti Aziendali che risalgono al 2009. In coincidenza con il Piano di rientro. Pertanto, se si intende dare una immagine diversa alla Sanità pubblica,occorre porre in scaletta la rielaborazione di un Piano Sanitario Regionale che faccia rientrare nello stesso anche la rete sanitaria territoriale, con il riutilizzo dei presidi di cui è possibile, ad avventa ristrutturazione, anche la loro riconversione da costituire anche dei punti di riferimento per la prima emergenza da parte del “118”. Al momento presumiamo che si possa fare affidamento su alcuni di tali presidi ospedalieri possibile da utilizzare, per la disponibilità di posti letto, non solo da “parcheggio” ma da “Pronto Soccorso” per il primo intervento o per la degenza di pazienti con patologie facilmente curabili anche in tal presidi dove tuttora non mancano medici ed infermieri disponibili per tali cure.

SANITA' SEMPRE PIU' CARENTE DI ORGANICO. A RISCHIO ANCHE I SERVIZI SIA D’EMERGENZA CHE TERRITORIALI