ECCO LA TORMENTATA STORIA VISSUTA DAGLI ANNI 50 DALL’OSPEDALE COSTRUITO SU DI UN SITO SBAGLIATO PERCHE’ IMPOSTO DA UN PIANO REGOLATORE LONTANO DALLA REALTA’ URBANISTICA

 

Anche se dopo 50 anni l’ospedale, nonostante le difficoltà incontrate nel corso dei decenni lasciati alle spalle sta, con la politica dei piccoli passi, facendosi largo sul pianeta della sanità calabrese sino ad acquisire, anche per merito dei vari manager che si sono susseguiti al vertice della stessa Azienda, è sempre bene fare un tuffo in un immaginario specchio degli anni 60 da avere, con il ricordo di un tormentoso passato anche ottenere un riscontro su quanto, si sta anche riuscendo a recuperare, non solo in credibilità, quanto anche in efficacia ed efficienza in tema di organizzazione ospedaliera.

Da tale necessaria, indispensabile permessa, d’ora in poi, tornando indietro di parecchi decenni cominciamo a riscrivere, per averli anche vissuti, i primi capitoli dell’accennata storia perché da tale chiave di lettura sarà anche possibile constatare come rispetto a tale tortuoso passatosi è poi riusciti ad ottenere il riconoscimento dell’ospedale di Dipartimento di II Livello per la Emergenza Urgenza oltre che di DIA sempre di II Livello a conferma che anche con la contrazione del 22% di posti letto e riduzione di reparti e carenza di personale sanitario (medici, tecnici, infermieri ed ausiliari) ciò nonostante l’ospedale riesce, pur tra tante difficoltà, egualmente a garantire con l’emergenza.- urgenza gli stessi livelli essenziali di assistenza, in quanto anche per i diversi bacini extra provinciali costituisce una preziosa testa di ponte specie nel contesto della urgenza.

Comunque, è bene che si conosca la “vera” storia di un ospedale, a cominciare dal primo capitolo che risale al 1965 da quando, cioè l’incarico della progettazione venne affidato all’architetto Saul Greco, catanzarese, che nel capoluogo aveva anche progettato la sede dell’ANAS e di altri uffici.

Purtroppo, sin da allora si partì  col piede sbagliato non certo per colpa dell’avv. Arnaldo Pugliese, che con coraggio e determinazione si preoccupò di far costruire nella città capoluogo di Regione tale ospedale, ma perché per lo strumento urbanistico allora vigente , non esisteva altra alternativa per tale insediamento se non quella che restava legata all’utilizzo del suolo, nella zona alta del capoluogo, indicata nell’accennato  schema come “area ospedaliera” perché  a distanza, l’uno dal altro, di alcune centinaia di metri, già erano stati realizzati, su tale area  gli ospedali “Madonna dei Cieli” e “Ciaccio”.

Pertanto già la stessa scelta del sito, obbligata dal Piano regolatore, ebbe ad imporre anche la collocazione dell’ospedale a nord della stessa città. Per cui tra i tanti svantaggi, l’unico vantaggio lo si ottenne solo sotto il profilo economico dal momento che quel terreno. offerto dallo stesso proprietari, non fu necessario poi procedere ad esproprio. Difatti, dovendo la città disporre di un ospedale, perché la stessa non poteva ancora fare affidamento su quello di via Acri, anche il progettista fu costretto ad utilizzare il sito, indicato dal Piano regolatore nonostante i crescenti problemi di traffico su tale zona.

Comunque, poiché, come accennato, non c’era altra soluzione, se non quella indicata dallo strumento urbanistico dopo aver l’avv. Pugliese, Presidente del Consiglio di Amministrazione, affidò l’incarico della progettazione dell’ospedale all’architetto Saul Greco.

Per cui, con il progetto resto anche esecutivo redatto ed approvato dalla stessa Commissione edilizia in quanto il presidio già figurava, nello schema urbanistico, sempre localizzato sulla stessa area ospedaliera, indicata da Piano regolatore l’avv. Pugliese riuscì ad ottenere dalla Cassa per il Mezzogiorno la promessa del finanziamento di tale presidio.

Difatti venne subito bandita la gara di appalto per l’assegnazione dei lavori resa possibile perché in quel periodo Ministro dei Lavori Pubblici era l’on. Giacomo Mancini.

Pertanto lo stesso interessato dall’ avv. Pugliese, perché pressasse sulla Cassa per il Mezzogiorno, (che gestiva, tra l’altro, anche i fondi della Legge Speciale Calabria) a non sollevare ostacoli in merito alla concessione del finanziamento.

NONOSTANTE LE PRESSIONI ESERCITATE DAL MINISTRO AI LAVORI PUBBLICO MANCINI SULLA CASSA PER IL MEZZOGIORNO TALE PROMESSO FINANZIAMENTO TARDAVA A CONCRETIZZARSI

 

Anche se il promesso finanziamento da parte della Cassa per il Mezzogiorno, nonostante le pressioni esercitate dallo stesso Ministro ai Lavori Pubblici Giacomo Mancini purtroppo tale finanziamento tardava a concretizzarsi.

Comunque, col progetto redatto dall’architetto, approvato dalla Commissione edilizia, c’era solo da attendere che l’iter burocratico si concretizzasse, da ottenere dalla Cassa per il Mezzogiorno il finanziamento richiesto.

Per accelerate i tempi, sicuro di ottenere il promesso l’avv.  Pugliese avviò anche la pratica di concessione di un mutuo dalla Cassa Depositi e Prestiti da utilizzare in tal modo le sue personali quanto autorevoli amicizie sino ad ottenere dalla stessa s o stesso alcune centinaia di milioni di vecchie lire che restavano però sempre finalizzati a tale realizzazione.

Venne   spiegato alla Cassa Depositi e Prestiti anche la causa per cui l’ospedale sarebbe stato costruito su tale area in quanto la stessa già risultava ridisegnata dalla planimetria nella zona alta della città,

Ciò perché, per il prof. Marconi, progettista dello strumento urbanistico, la stessa zona era stata indicata per insediamenti ospedalieri e come tale tratteggiata nelle carte del Piano.

Difatti la tesi sostenuta da Marconi. era pertanto da abbinare al fatto che su tale area, sempre a nord della città erano già stati realizzati due ospedali (“Madonna dei Cieli” è “Ciaccio”). Per cui tale area veniva destinata ad essere utilizzata solo per insediamenti di strutture ospedaliere.

Comunque sin da allora  cominciò l’odissea dell’ospedale tant’è che pur con il progetto, redatto dall’architetto Saul Greco  approvato da Genio Civile e Provveditorato alle Opere Pubbliche , con  mutuo, per la costruzione già accordato dalla Cassa Depositi e Prestiti ,e con la promessa  della Cassa per il Mezzogiorno di ottenere il finanziamento, ciò nonostante  si andò invece incontro alla prima sgradita sorpresa perché  la stessa richiesta, pur se avallata dalla Cassa per il Mezzogiorno,  rimase egualmente “congelata “dall’on. Giulio Pastore, Ministro per gli Interventi Straordinari nel Mezzogiorno sul suo tavolo per un bel po’ di tempo. Intanto, il progettista, d’intesa con l’avv. Pugliese, dopo aver ottenuto la conferma del finanziamento dalla Casa per il Mezzogiorno, di 300 milioni di vecchie lire ritenne di modificare, anche in corso d’opera, l’originario progetto da portare in tal modo i posti letto da 400 ad 800.

Però con il raddoppio dei posti letto occorreva anche avere certezza di ottenere tale promesso miliardo di vecchie lire dalla Cassa per il Mezzogiorno da portare poi a compimento tali lavori entro l’autunno del 1966.

Intanto, per accertarsi dello stato dei lavori, sempre su sollecitazione dell’avv. Pugliese, venne a Catanzaro, l’on. Giacomo Mancini. all’epoca ancora Ministro dei Lavori Pubblici.

Ciò nonostante dalla posa della prima pietra all’ultima, da consentire il completamento dell’ospedale, di anni, purtroppo, se ne accumularono oltre una decina. Per cui nonostante tale lasso di tempo lasciato alle spalle, dell’andamento dei lavori si riusciva a sapere ben poco. Per cui, anche le stesse previsioni che risalivano a dieci anni addietro, purtroppo cominciavano a non collimare affatto con la realtà a causa della periodica sospensione di lavori.

Comunque agli inizi degli anni’70, anche con i lavori ancora in corso, venne egualmente inaugurato, ma solo parzialmente aperto l’ospedale pur se attivato ma solo parzialmente, aperto  

 essendosi venuto, purtroppo, a creare anche un vuoto pauroso nella stessa programmazione dell’ospedale perché col progettato raddoppio dei posti letto, lo stesso non avrebbe mai potuto coincidere se non in maniera approssimativa con la destinazione dei reparti

 

INTANTO VENUTO A MANCARE MANCINI NEL GOVERNO ANCHE GLI STESSI FINANZIAMENTI TARDAVANO AD ESSERE ACCREDITATI ALL’IMPRESA APPALTATRICE 

 

Purtroppo, venuto a mancare, nel Governo, Giacomo Mancini, Ministro dei Lavori Pubblici anche i finanziamenti per il completamento dell’ospedale tardavano ad essere accreditati all’impresa appaltatrice dei lavori tant’è che la stessa ogni qualvolta non li trovava accreditati chiudeva il cantiere anche per qualche settimana.

Da quel momento cominciò anche la… latitanza da parte della stessa impresa, ciò allo scopo di provocare un maggiore interessamento da parte degli stessi amministratori, presso il Ministero dei Lavori Pubblici.

Sorsero, intanto anche problemi perché un ospedale progettato, inizialmente, per 400 posti letto essendo stati raddoppiati solo in corso d’opera ad 800, sarebbe già stato necessario raddoppiare anche gli stessi servizi, almeno quelli resi indispensabili, a cominciare dal raddoppio della sala operatoria.

Comunque, una tale modifica, andava sempre operata, da coinvolgere tale nuova progettazione sempre in presenza, nel corso dei lavori, anche del progettista.

Purtroppo, in un momento delicato, con la impresa che apriva e chiudeva il cantiere a causa di ritardati pagamenti venne purtroppo a mancare non solo la presenza del progettista quanto anche quella di un esperto in edilizia ospedaliera.

Per cui si accentuarono gli stessi errori di impostazione del progetto in quanto era diventato sempre più difficile correre ai ripari dal momento che la superficie che inizialmente restava finalizzata a 400 posti letto non risultando affatto modificata, a causa del raddoppio della ricettività quando, cioè, tutti i nodi vennero al pettine solo allora si comprese l’errore macroscopico che era stato commesso, con il raddoppio di posti letto,

Ad  aggravare ulteriormente la situazione, che tra l’altro già dall’inizio si era presentata sconcertante, a causa di un ospedale  che essendo stato costruito fuori da una realtà urbanistica, solo perché costretti a  seguire, l’assurda logica di un piano regolatore, tra l’altro poi bocciato dalla stessa storia della città  non v’è dubbio che se la costruzione  dell’ospedale fosse uscito fuori da quello sciagurato schema, da consentire di indicare una diversa zona, non a nord della città già fortemente influenzata dal cemento non sarebbero affatto mancati i vantaggi da tale diversa scelta.

Comunque, sia pure a distanza di 50 anni, si continua a risentire dell’errore commesso la cui responsabilità, va soprattutto addebitata a quella parte politica, che con gli occhi bendati, fece disegnare dal prof. Marconi, progettista del Piano regolatore, l’ospedale a nord della città, solo perché tale area era stata destinata dallo strumento urbanistico a zona ospedaliera

Pertanto se non fu possibile fare uscire l’ospedale dallo sciagurato sito a nord della città non v’è dubbio che anche lo stesso progetto elaborato per 400 posti letto ed in corso d’opera portato ad 800, lo stesso raddoppio di ricettività, sempre che fosse stato davvero realizzato avrebbe però dovuto sempre coincidere con un allineamento anche dei servizi, a cominciare dalle sale operatorie

Difatti, anche la inaugurazione dell’ospedale, essendo avvenuta in tutta fretta, non poteva mai coincidere con una lungimirante programmazione i cui lavori, tra l’altro, venendo interrotti dall’impresa appaltatrice a getto continuo, a causa dei ritardati pagamenti, a subirne le conseguenze furono gli stessi reparti, perché progettati, prima per 400 posti letto, poi per 800 gli stessi tardavano ad essere consegnati.

Difatti, anche nel 1975, a distanza di cinque anni dalla consegna dei lavori, non fu possibile utilizzare le sale operatorie, perché anche nel corso dei lavori, proseguiti a singhiozzo, si tenne conto solo sulla degli 800 posti letto, mentre in realtà, su quell’area destinata alla costruzione dell’ospedale sarebbe risultato anche impossibile raddoppiare il numero dei posti letto perché progettati successivamente nel contesto di una diversa situazione logistica, ed ambientale, divenne impossibile realizzare.

 

TALE ERA IL QUADRO CHE PRESENTAVA LA SITUAZIONE CON UN OSPEDALE CHE RESTAVA ANCORA DA COMPLETARE

 

Anche questa è una delle tante pagine di storia lasciata alle spalle dei 50 anni dall’apertura del cantiere per la costruzione dell’ospedale con un quadro realistico di una situazione diventata difficile anche da raccontare in quanto restava ancora solo da immaginare la data del completamento dei lavori.

Per cui le maggiori “sofferenze”, a causa della mancata disponibilità di almeno due sale operatorie, con un cantiere a volte chiuso anche per settimane, con una sola sala operatoria “”recuperata “solo dopo insistenti solleciti a subire le negative conseguenze furono sia la Chirurgia che l’Ortopedia.

Questa, pertanto, è storia vera, vissuta tra progetto rimodulato in corso d’opera, con un numero di posti letto raddoppiato, senza però adeguare tale ricettività alla situazione sia logistica che ambientale-

Pertanto agli iniziali errori, che ebbero ad interessare la obbligata scelta dell’area per la costruzione dell’ospedale ne seguirono, purtroppo, ancora altri, in quanto a provocarli furono i tanti fattori negativi, che essendo, purtroppo, anche collegati tra di loro, ne accentuavano le criticità.

Poiché però si tratta di descrivere la storia di un ospedale che ha da poco compiuto 50 anni dalla sua progettazione ed allora è bene che la stessa vada riletta per intera da riportare anche qualche capitolo che negli anni ’70, con il presidio che aveva appena 5 anni, ebbe a rispecchiare l’insensibilità dimostrata, proprio nel momento del bisogno, con mutui contratti, pertanto da rispettare, che ebbe quale protagonista .in negativo, lo stesso ENPAS nei confronti degli stessi assistiti a cui l’ospedale ebbe sempre ad erogare prestazioni a quanti avevano un rapporto diretto con l’accennato Istituto previdenziale. Difatti, a metà degli anni ’70 (questa è storia vera!) quando l’ospedale aveva, come su accennato, già lasciato alle spalle il primo lustro di vita, ancora gli assistiti dall’ENPAS non riuscivano, purtroppo, a farsi curare in ospedale o a sottoporsi a visite specialistiche negli ambulatori del nosocomio perché l’Ente previdenziale non aveva ancora sottoscritto alcun accordo con il Consiglio di Amministrazione di tale Presidio-

Intanto, mentre, i due Enti si accusavano a vicenda, attribuendosi specifiche responsabilità, gli assistiti da tale Istituto previdenziale non potevano entrare in ospedale se prima non fosse stata sottoscritta la convenzione.

Secondo la versione fornita dall’Ospedale l’ENPAS avrebbe inteso sottoscrivere una convenzione non totale ma solo parziale perché con la stessa sarebbe stato previsto per gli assistiti dallo stesso Ente previdenziale un trattamento da… serie B.

Difatti facendo, pertanto, sempre riferimento alla storia, il 17 ottobre del 1973 l’ospedale aveva proposto all’ENPAS un tipo di convenzione che, a parere degli iscritti, sarebbe risultato di pieno gradimento. Difatti, su tale base, l’ospedale intendeva concretizzare la convenzione, che avrebbe consentito agli assistiti l’erogazione di una vasta gamma di prestazioni, utilizzando anche, sullo stesso territorio, la vasta catena di poliambulatori.

Solo alla fine di ottobre dello stesso anno l’ospedale comunicò all’ENPAS la erogazione dell’assistenza perinatale e delle alte specialità tra le quali la Chirurgia Generale, la Medicina Generale, la Neurologia, l’oculistica la Dermatologia, l’Ematologia, la Geriatria, l’Ortopedia e Traumatologia, l’Odontostomatologia, l’Ostetricia e Ginecologia, la Pediatria, l’Otorinolaringoiatria, l’Urologia e la Chirurgia Pediatrica.

Per cui mentre l’ospedale aveva dimostrato la propria disponibilità nei confronti degli assistiti il presidio restava, però sempre in attesa di ricevere dall’ENPAS, nel più breve tempo possibile, lo schema di convenzione precisando, che l’assistito si sarebbe sempre dovuto poi presentare all’ambulatorio munito di regolare impegnativa.

 

MENTRE LA CASSA PER IL MEZZOGIORNO EBBE A FINANZIARE L’APPALTO PER LA COSTRUZIONE DELLA PALAZZINA ATTIGUA ALL’OSPEDALE, I LAVORI, IN FASE AVANZATA, VENNERO SOSPESI PERCHE’ MANCAVA LA LICENZA EDILIZIA

 

Alla storia dell’ospedale occorrerebbero ancora decine di   pagine solo per raccontare come ed in che modo  siano  stati vissuti da tale  presidio a cominciare dai primi  anni dall’appalto dei lavori ,sino ai  50 da poco  lasciati alle spalle perché solo con tale ricostruzioni di fatti e circostanze diventa  possibile conoscere le tante difficoltà che l’ospedale ebbe ad incontrare  nel corso di tanti decenni, a cominciare da mettere in evidenza ,tra errori iniziali, ed a seguire quella della progettazione costretta a seguire la traccia dei uno strumento urbanistico che ha poi rappresentato lo stesso fallimento di un Piano regolatore sin dall’inizio avversato anche dalla stesso capoluogo di Regione con un ospedale il cui sito era già contaminato dal flusso di traffico.

Difatti, per farsi un’idea, basterebbe solo far riferimento a quel che capitò all’ospedale che pur figurando nello stesso progetto, la costruzione di una palazzina per la collocazione dei poliambulatori attigua all’ospedale, con progetto finanziato dalla Cassa per il Mezzogiorno, approvato  dal Genio Civile e dal Provveditorato alle Opere Pubbliche, con gara appaltato e  lavori in corso, quando solo allora ci si accorse che mancava  la licenza edilizia che avrebbe dovuto rilasciare la stessa Commissione urbanistica del Comune di Catanzaro - Divenne, pertanto, ancora più difficile ottenerla, in una città dove tra l’altro anche prevaleva l’abusivismo edilizio nonostante le pressioni esercitate sulla stessa Commissione ,sia dall’interno che dall’esterno del Consiglio Comunale per cui anche  la ripresa dei lavori ,con l’urgenza di realizzare, al più presto, tali ambulatori, restò purtroppo inceppata  ,purtroppo dal 26 aprile del ’74 sino all’ottobre del ’76 in quanto  divenne  difficile per la stessa Commissione preposta al rilascio di tale licenza studiare  la formula da rispettare  la legge urbanistica. Difatti, l’impresa, a cui era stato affidato l’appalto dei lavori, temendo di incorrere in sanzioni penali, essendo stata tra l’altro, anche diffidata dall’ufficio tecnico del Comune decise di chiudere definitivamente il cantiere.  Per cui con la sospensione dei lavori, lo stesso finanziamento avuto concesso dalla Cassa per il Mezzogiorno sin dagli anni ’70 cominciava ad essere in pericolo. Difatti venne anche a mancare un serio impegno da parte del Consiglio comunale di modificare la stessa variante, almeno limitatamente all’area ospedaliera.

Pertanto, dal ’74 al ’76 lo “scheletro” della palazzina, a causa dei lavori sospesi, all’ingresso dell’ospedale, rappresentò anche una vergogna a causa del disinteresse dimostrato dalla Amministrazione comunale di attivarsi per la soluzione di un problema considerato anche di interesse generale. Difatti, dall’aprile del 1974 agli inizi del ’76 vennero lasciati alle spalle ben tre anni, senza dare un seguito a tale soluzione Né gli interventi programmati e progettati per conto della Cassa per il Mezzogiorno trovarono, nella Regione Calabria, una rapida soluzione.

Per cui solo a distanza di 15 anni, con il riappalto dei lavori divenne problematica poi anche la

stessa fine dei lavori. Fu pertanto, necessaria, da parte dell’Ospedale attivare la contrazione di altri mutui da utilizzare a più riprese per consentire il completamento dei lavori. Col trascorrere degli anni l’ospedale era purtroppo entrato nel vortice di una situazione  abbastanza grave  sotto l’aspetto economico al punto da ritardare con il versamento dei contributi, anche gli arretrati, a favore del personale sia infermieristico che ausiliario sino a destare  una certa preoccupazione  anche perché l’ospedale non riusciva ancora ad ottenere dagli istituti assistenziali l’accredito di ingenti somme per prestazioni che, nonostante tale forte indebitamento continuava ad erogare per non incorrere in responsabilità penali. Occorreva, pertanto, recuperare ben 3 miliardi e 620 milioni di vecchie lire da versare per contributi previdenziali anche se, mensilmente, venivano egualmente effettuate le trattenute sulla busta paga. In quel periodo però l’ospedale accreditava diversi miliardi di vecchie lire dagli enti previdenziali. Con l’entrata, in scena della Regione la situazione divenne addirittura paradossale perché la stessa venne appesantita dalle lungaggini burocratiche. Il resto fa parte di altri capitoli di storia, con l’ospedale attualmente ancora in crisi sia per mancanza di posti letto che di personale!

 

SIN DALL’APERTURA DELL’OSPEDALE EBBE A MANCARE UNA VERA PROGRAMMAZIONE IN QUANTO CON UN PROGETTO CHE PASSAVA IN CORSO D’OPERA, DA  400 AD 8OO I POSTI LETTO TUTTO CONTINUO’A SVILUPPARSI ALL’INSEGNA DELLA IMPROVVISAZIONE

 

Con un progetto dell’ospedale modificato, con lavori già in corso, con previsione di portare i posti letto da 400 ad 800 non venne però tenuto conto che alla raddoppiata ricettività andava abbinata quella dei servizi, a cominciare dalle sale operatorie e  dal Pronto Soccorso- Per cui  altro risultato non si sarebbe potuto ottenere se non quello di aver aperto il presidio all’insegna della improvvisazione .Ciò  perché, pur con i lavori ancora in corso, con l’impresa appaltatrice che apriva e chiudeva il cantiere, per più settimane, per ritardato pagamento ancora mancava una  programmazione. Difatti , le stesse priorità venivano accantonate.

Solo nella primavera del 1976 (cioè dopo un lustro dall’inizio dei lavori) fu possibile far raggiungere l’ospedale, da via Acri, sia la divisione di Ortopedia che Oculistica costrette entrambe ad occupare spazi anche con lavori ancora in corso.

Tale ritardo, trovò giustificazione nel fatto che c’era stata la necessità di realizzare una seconda sala operatoria.

La stessa Rianimazione per attivare tale servizio passò ancora del tempo nonostante le segnalazioni indirizzate sia al Ministero della Sanità, alla Regione ed alla stessa Magistratura, a causa del lungo tempo trascorso dalla sospensione dei lavori che, tra l’altro. non, lasciava intravedere alcuna revisione rispetto all’iniziale progetto sia dal punto di vista logistico che ambientale.

Difatti, la situazione continuava a presentare dei forti dubbi sulla stessa modifica da apportare all’iniziale progetto.

Pertanto non basterebbero decine di altri capitoli solo per rintracciare il difficile quanto tortuoso percorso a cui venne assoggettata la stessa Cardiologia con una storia abbastanza complessa come, del resto, lo fu per le altre patologie collaterali

Comunque, sin da allora, nonostante gli accennati disagi, un po’ tutti reparti cominciarono egualmente a crescere, grazie soprattutto alla riconosciuta professionalità della classe medica anche se costretta a lavorare, in passato, tra le accresciute difficoltà

Solo dal 1990 in poi s’è cominciato ad avere un graduale miglioramento non solo in operatività quanto anche in credibilità.

Con la introduzione, da tale anno, anche della Terapia Intensiva e l’Emodinamica venne consentito alla Cardiologia di effettuare quel salto di qualità di cui l’ospedale in quegli anni aveva bisogno.

 

IN QUEGLI ANNI DIVENNE ANCHE UN “MISTERO” LO STESSO APPROVVIGIONAMENTO DEI FARMACI CON UN QUADRO ECONOMICO NON LINEARE SINO A RESPINGERE AL “MITTENTE” MEDICINALI ORDINARTI MA SPEDITI IN CONTRASSEGNO

 

Poiché  stiamo scrivendo su quanto si era verificato in un lontano passato ,è bene estrarre da tale storia ,che sotto taluni aspetti, potrebbe essere raffigurata come una “commedia” destrista in tanti atti ,tra cui tra taluni  “strani” capitoli  fatti anche  rientrare  in tale vecchia storia uno dei quali ha interessato, sotto i diversi, contrastanti aspetti, la stessa storia dell’ospedale perché uno dei tanti capitoli ha riguardato, da anche molto vicino, il “mistero” che a cavallo degli anni ’70 interessò la  Farmacia dell’Ospedale. Difatti la stessa si vide addirittura costretta a restituire al “mittente” (cioè alla Casa Farmaceutica) alcuni pacchi di medicinali, che, pur regolarmente commissionati, essendo stati però spediti in contrassegno, alla stessa farmacia non fu possibile pagarli perché poiché l’importo di tali farmaci si aggirava su alcuni milioni di vecchie lire, in quel periodo, l’Ospedale chissà per quale misterioso motivo non intese farvi fronte.

La cosa strana pera fu che mentre, la Farmacia respingeva al “mittente” quei farmaci, viceversa in banca l’ospedale (ecco il “mistero”) presentava invece un attivo di ben 662 milioni di vecchie lire anche se nei reparti continuavano a mancare i farmaci.

Tale, purtroppo, costituiva, in quegli anni, l’immagine di un ospedale che viceversa, con tale disponibilità, ritirando i farmaci in contrassegno, la stessa Amministrazione del presidio avrebbe certamente recuperato credibilità da parte delle stesse Case farmaceutiche.

Difatti, non solo nell’ospedale continuavano a mancare i medicinali quanto anche le stesse apparecchiature radiologiche risultavano quelle tradizionali, buona parte delle quali trasferite da via Acri mentre anche agli stessi laboratori mancava sempre qualcosa.

A proposito poi dei debiti e dei crediti dovuti o vantati dall’ospedale, sempre nella ricostruzione riferita a quegli anni, la situazione continuava, purtroppo, ancora a deteriorarsi anche

 se a metà degli anni ’70 lo stesso ospedale accreditava qualcosa come 15 miliardi di vecchie lire  

In quei periodi la “morosità” degli enti mutualistici era diventata ormai di casa, con al primo posto l’INAM con 8 miliardi e mezzo di vecchie lire, l’ENPAS con 670 milioni e l’INADEL con 700 milioni sempre di vecchie lire-

Anche le stesse Casse Mutue autonome, costituite dalle Associazioni di Artigiani, Commercianti e Coltivatori Diretti, camminavano, su tale andazzo seguendo la scia utilizzata dagli Enti mutualistici più importanti.

Questa è statala storia di quegli anni, con alcuni capitoli che hanno interessato anche la posizione creditizia, oltre che quella debitoria dell’ospedale.

Difatti l’ENPAS ,ad esempio, da 585 milioni e mezzo di vecchie lire passò a 670 milioni, ; l’INAIL da 395 milioni raggiunse i 700 ,Per cui i debiti dagli enti mutualistici contratti alla data del 31 dicembre 1974 tra le Casse Mutue, al primo posto figurava la Coldiretti per 1 miliardo e 240 milioni di vecchie lire ,poi quella degli Artigiani per 900 milioni ,mentre quella dei Commercianti per 400 milioni la posizione  creditizia, da parte dell’ospedale fin da quegli anni, almeno sulla carta ,risultava di  ben 15 miliardi di vecchie lire.

Difatti se l’ospedale fosse entrata in tale disponibilità certamente con una parte di tali entrate avrebbe rinnovato anche l’intero parco tecnologico.

 

TORNANDO INDIETRO DI ALCUNI DECENNI IN UNA DELLE PAGINE DELLA STORIA DELL’OSPEDALE FIGURAVA ANCHE DESCRITTA LA SITUAIZONE DEBITORIA CON GLI ENTI PREVIDENZIALI CHE ACCREDITAVANO QUALCOSA COME 3 MILIARDI E 700 MILIONI DI VECCHIE LIRE

 

Intanto l’ospedale, in quei difficili anni rimasto affogato da altri debiti e da improrogabili e scadenze che si accavallavano era stato anche costretto a non poter far fronte all’impegno che aveva assunto con gli istituti previdenziali.

Difatti, su sollecitazione dei sindacati, anche gli uffici amministrativi dell’ospedale vennero, in quegli anni, vennero continuamente visitati da funzionari dell’Ufficio del Lavoro,

Difatti fu quella poi l’occasione da consentire   all’Amministrazione dell’Ospedale di tirar fuori dagli armadi tutti i fascicoli, soprattutto quelli che contenevano la posizione creditizia vantata con gli enti mutualistici e subito dopo quella debitoria che aveva nei riguardi degli istituti previdenziali, delle banche, dei fornitori di medicinali e nei confronti dello stesso Stato.

Venne, in tal modo, poi accertato dagli accennati funzionari che i versamenti arretrati dell’ospedale, nei confronti degli enti previdenziali al 31 dicembre 1974 si aggiravano sui 3 miliardi e 700 milioni di vecchie lire mentre quelli, non effettuati allo Stato, per imposte tasse, ritenute di ricchezza mobile e complementare si aggiravano sui 70 milioni di vecchie lire

Al cospetto di tale situazione i funzionari dell’Ispettorato del Lavoro chiesero al direttore di ragioneria di conoscere almeno dove l’ospedale attingeva  le risorse da assicurare l’assistenza Fu, pertanto, anche quella l‘occasione da consentire al direttore di ragioneria di aprire ancora una volta  l’armadio sottoponendo agli stessi ispettori  anche il prospetto indicativo dei debiti che l’ospedale aveva  con la  Cassa di Risparmio di Calabria sino ad evidenziare che per il solo scoperto di cassa il debito da parte dell’ospedale si aggirava sui sei miliardi di vecchie lire.

Difatti, gli ispettori, dopo aver raccolto l’intera documentazione si allontanarono dall’ospedale senza fare alcun commento,

Questa, pertanto, è la vera storia di come, per decenni, l’ospedale si è barcamenato tra debiti, crediti e tanta confusione!

Intanto, nel maggio 1975, la stessa farmacia dell’ospedale dopo aver commissionato ,su sollecitazione dei sanitari, il farmaco ,essendo anche questa volta spedito in contrassegno, non essendoci, purtroppo, in cassa la liquidità, venne costretta a restituire alla Casa farmaceutica gli stessi medicinali che appena qualche settimana prima ne aveva  anche sollecitata la spedizione Per cui ,mentre l’ospedale continuava a restare priva della maggior parte dei medicinali la Case farmaceutiche, a causa di tale comportamento, non accettavano neanche di spedire medicinali  in contrassegno!

Pertanto la situazione, in quegli anni, era diventata davvero insostenibile, con debiti contratti con le Case Farmaceutiche lievitati sino ad un miliardo di vecchie lire!

Venne anche sollecitato un intervento da parte della Regione ad evitare che quella situazione continuasse.

Difatti occorreva uno scossone che solo la Magistratura avrebbe potuto dare!

Ad informare lo stesso Ministero della Sanità di tale situazione fu il medico provinciale dottor Giuntarti dopo che l’ospedale si era dichiarato impossibilitato a fronteggiare tale situazione.

 

DALLA FINE DEGLI INIZI DEGLI ANNI 80, ANCHE CON I LAVORI ANCORA IN CORSO L’OSPEDALE GIA’ COMINCIAVA A DARE SEGNI ACCETTABILI DI ASSISTENZA CON UN ORGANIGRAMMA DA CONSENTIRE ANCHE LA PRIMA SISTEMAZIONE DEI REPARTI

 

Quella sin ora descritta anche che è una storia  remota, in quanto risale decenni addietro, l’abbiamo riesumata da evitare, che nella individuazione del sito dove costruire il nuovo ospedale si tenga conto dell’errore commesso 50 anni addietro, quando cioè venne imposto dallo strumento urbanistico la realizzazione del presidio  a nord della città, a diretto contato con un’arteria che ebbe a presentare, nel corso dei lavori tra i tanti problemi, quello di essere a diretto contatto con quello costituito dalla presenza in prossimità di tale sito da una tangenziale ed un traffico in entrambe le direzioni da condizionare lo stesso ingresso al presidio ospedaliero.

A parte, però, il programmato da anni tale nuovo ospedale è bene che al momento, venga salvaguardato anche quello esistente, perché al momento, costituisce l’unica testa di ponte per la stessa emergenza urgenza, assicurata, con i livelli essenziali di assistenza da un personale ospedaliero non solo professionalmente all’altezza di tale compito quanto anche in grado di fronteggiare, con senso di responsabilità anche la stessa carenza di personale,

Ciò pertanto non significa disconoscere le difficoltà che tuttora costituiscono un momento che l’ospedale è tenuto a superare, con l’apporto manageriale, a cui negli ultimi anni va il merito di aver attenuato, con professionalità, capacità ed impegno, anche le stesse riconosciute criticità.

Certo, rispetto ai decenni lasciati alle spalle ,di cui abbiamo tracciato anche, con evidenziare alcuni capitoli, la stessa storia vissuta nel corso di ben 50 anni dall’ospedale, non può mancare un doveroso riconoscimento a chi, come l’avocato Arnaldo Pugliese, con coraggio ed un costante impegno, ha saputo anche condurre in porto la costruzione dell’ospedale ,in tempi difficili, con uno strumento urbanistico che in quegli anni ebbe ad imporre, su di un’area a nord della città, l’insediamento di un ospedale, senza affatto tener conto dell’assetto viario che sin da quegli anni era assolutamente in contrasto con la realtà ospedaliera.

Ora, a distanza di 50 anni, restano a futura memoria di quel disastroso passato, solo i ricordi condensati nei diversi capitoli ciò a conferma che l’ospedale, rispetto ai tanti anni lasciati alle spalle da di tale presenza anche un’immagine da accettare perché ha avuto la possibilità di misurarsi con le tante realtà da assicurare con la sua presenza, sia pure in un posto sbagliato, anche la certezza costituita da un potenziale umano capace di superare .con la riconosciuta professionalità anche taluni momenti difficili ,causati ,negli ultimi 7 annida un Piano di rientro che gli ha sottratto ,con un decreto, anche il 22% di posti letto oltre che il ridimensionamento di alcuni reparti che, viceversa, avrebbero dovuto costituire la valvola di sicurezza di un ospedale di II livello sia per l’emergenza- urgenza che di DEA ,con una gamma di alte specialità da costituire anche un preciso riferimento per l’intera regione.

Pertanto se il passato è stato lasciato alle spalle, resta come una traccia a ricordo di quei difficili anni vissuti dall’ospedale anche tra crediti, debiti, ma senza mai omissione di soccorso.

Difatti, se anche nei momenti di difficoltà, con i lavori ancora in corso, l’Ospedale ha fatto conoscere almeno la sua esistenza su di un territorio che aveva assoluta necessità di poter far riferimento su di un ospedale ciò è stato merito di quanti si sono impegnati a che la città capoluogo di Regione disponesse anche di un presidio che sia pure cresciuto con alterna fortuna a distanza di 50 anni la stessa storia, rispetto a tale descritto passato ,ha poi dato la possibilità di riscrivere altri capitoli dalla cui chiave di lettura si è avuto la possibilità di rilevare  che rispetto al passato l’ospedale merita l’attenzione dovuta ad un presidio dotato anche di alte specialità

 

DOPO 50 ANNI IL “PUGLIESE” ACQUISITO CON PIENO MERITO IL II LIVELLO SIA DI DIPARTIMENTO URGENZA-EMERGENZA CHE DI DEA ORA RISPONDE CON I NUMERI AL SALTO DI QUALITA’ ED EFFICIENZA DEI SERVIZI

 

La storia del Pugliese” continua sino a quando non verrà costruito il nuovo ospedale. Prima, però, di concludere ciò che ha lasciato alle spalle nel corso di tanti decenni, da giungere al suo cinquantesimo anno dall’appalto dei lavori diventa un obbligo morale fare diversi passi indietro da riportare la memoria ai tanti capitoli di una storia che la si è potuta raccontare facendo capo ai tanti riferimenti che hanno tenuto in ansia quanti, sin dai primi anni, hanno creduto di dare alla città di Catanzaro un ospedale. Anche se diventa difficile fare nomi per evitare omissioni, ne citiamo solo due: l’avv. Arnaldo Pugliese e l’on. Giacomo Mancini, gli autentici protagonisti di tale insediamento.

Ad entrambi è da accumulare la classe medica, che ha illuminato con capacità professionale l’ospedale quando lo stesso, per alcuni  decenni, pur esercitando il lavoro tra difficoltà d’ogni genere, con lavori ancora in corso, con una forzata chiusura  è egualmente riuscita a costituire una preziosa testa di ponte a sostegno della Salute, per decine di bacini d’utenza anche extra provinciali da lasciare ,pur tra difficoltà, anche il segno della loro qualificata ed indiscussa presenza, a cominciare dalla prima sala operatoria sino ai reparti, ancora prima dell’avvio della programmazione ospedaliera.

 Nei tanti capitoli descritti a volo d’uccello, che hanno interessato la stessa storia dell’ospedale non sono mancate anche le tracce dalle quali si è potuto estrarre anche la insensibilità dimostrata, in alcune circostanze da qualche Istituzione a cui la Costituzione aveva assegnato il compito dell’assistenza previdenziale

Pertanto se con i numeri l’ospedale continua a dimostrare la sua efficienza di qualità nelle erogazione dei servizi assistenziali ciò sta a confermare che sia a livello manageriale che sotto il profilo ospedaliero ,nel corso dell’ultimo decennio, si è riusciti a modificare letteralmente ogni traccia lasciata alle spalle, pur  se si deve riconoscere a quella classe medica ,di essere riusciti , nonostante le tante difficoltà a tenere sempre accesa l’immaginaria lampada che per alcuni decenni in un “caseggiato“ prima  da “Pio Luogo” dopo da Ospedale Civile ,ha saputo costruire le premesse finalizzate alla costruzione dell’ospedale.

Dopo decenni, anche con il Piano di rientro, che ha sottratto il 22% dei posti letto, l’Ospedale, anche a causa della frammentazione della rete assistenziale territoriale, continua a costituire per la Salute la valvola di sicurezza a livello sia qualitativo che di efficienza.

Ecco perché, a conclusione della carrellata storica, è possibile anche esprimere un giudizio sui tali ospedale poi cresciuto ed alimentato sia dalla capacità manageriale, che dalla professionalità del personale sanitario anche se resta ancora altro da fare per migliorare ulteriormente la sua autorevole presenta, sia pure in un posto sbagliato, da accentuare talune criticità.

Pertanto è da tale chiave di lettura che è stato possibile ottenere dai numeri con la qualità della Sanità erogata anche la potenzialità dell’efficienza e dell’efficacia organizzativa dello stesso presidio.

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