ECCO LE CAUSE DELLA “VORAGINE” IN SANITÀ! LA TOLLERANZA DELLE ZONE GRIGIE-LE AMBIGUITÀ


Non sarebbe stato affatto difficile poter risalire alle cause che hanno provocato nel corso di alcuni decenni la “voragine” di debiti in sanità perchè è, purtroppo, mancato alla base della stessa il “pilastro”, diventato sempre “invisibile“ costituito dal controllo della spesa. Difatti, anche le stesse Isttuzioni (Regione e Sezione di controllo della Corte dei Conti!) con il loro comportamento hanno presumibilmente favorito tale situazione. Pertanto, per anni, si è purtroppo, andato avanti con la tolleranza delle zone grigie, con una politica sanitaria a dir poco ambigua, per cui in alcune situazioni gli stessi confini della legalità e della trasparenza venivano superati dal camuffamento di bilanci aziendali accentuando, in tal modo, lo stesso disavanzo. Pertanto da tale risultato la “voragine” s’è ulteriormente accentuata. Con il potere politico imperante a livello decisionale sino al 2009 altro risultato la Sanità pubblica non avrebbe potuto ottenere se non l’appesantimento nel corso degli anni del disavanzo !

Da tale risultato è stato facile desumere le stesse responsabilità da addebitare anche alla mancata distinzione degli stessi ruoli istituzionali su tale controllo perché solo dopo molti anni,nel 2009, ci si è accorti che la malattia accusata dal Servizio Sanitario Regionale s’era trasformata,purtroppo, in “cancrena” causando, in tal modo. la stessa disorganizzazione dei servizi assistenziali tra l’altro,in alcuni casi, elevati addirittura a sistema, soprattutto nei piccoli presidi, perché dovuta alla mancanza di controlli. Difatti lo stesso costo di personale sanitario in Calabria continuava a crescere sino ad assorbire prima del 2009 il 36% della spesa totale del bilancio regionale rispetto alla media nazionale che risultava del 31%. Anche la discrepanza tra posti letto e personale è da addebitare alla politica clientelare, causa di un’accertata disorganizzazione della rete ospedaliera regionale da trascinare sul fondo, col sistema sanitario anche il sostegno alla Salute.


DA CIRCA 12 ANNI LA SANITÀ CALBRESE È IN…RIANIMAZIONE COSTRETTA A SUBIRE LE CONSEGUENZE DEL PIANO DI RIENTRO !


Ancora non ci si è accorti che la Sanità pubblica è entrata in…Rianimazione in quanto costretta a subire tutte le conseguenze causate a partire dal 2009 dal Piano di rientro. In un recente passato si sta cercando anche di...rianimarla almeno da consentire il diritto ai calabresi di curarsi la salute senza, però, riuscirci anche per come veniva condotto l’accennato Piano.

Pertanto, il ricavato da tale conduzione è solo coinciso con gli indicatori di base perché è stato accertato che la Sanità pubblica in Calabria continua a restare notevolmente al di sotto della media nazionale nella stessa classifica dei Livelli Essenziali di Assistenza.


ECCO PERCHE’ IL PIANO DI RIENTRO CONTINUA AD ESSERE UN DISASTRO.


Con il “riciclaggio” di Commissari per la conduzione del Piano di rientro è purtroppo anche emerso che lo stesso Piano pur se affidato ad un esperto con un approccio culturale in programmazione ed organizzazione sanitaria, non avrebbe mai potuto avere la possibilità sia di chiudere col disavanzo che,al tempo stesso,tenere aperti gli ospedali a causa di bilanci aziendali bocciati. Pertanto,in una situazione del genere, hanno,tra gli altri,coperto il ruolo commissario alla Sanità per la conduzione dell’accennato Piano, con delega piena,un Generale della Finanza, un Generale dell’Arma, un Questore, ai quali presumiamo che sia stato richiesto l’attuazione di una politica economica -finanziaria restrittiva versata non a tutela del diritto dei calabresi alla Salute ma ad abbattere il disavanzo. Per cui dopo ben 11 anni di conduzione del Piano di rientro ,dalla gestione commissariale si è solo ottenuto quel che si sarebbe solo potuto ottenere: un disavanzo annualmente in crescita; i Livelli Essenziali di Assistenza al disotto della media nazionale; una costante incontrollata crescita di emigrazione di calabresi in altre Regioni per curarsi la salute sino al punto da addebitare alla Regione Calabria anche ricoveri e prestazioni di pazienti di altre Regioni. Difatti, in undici anni di commissariamento della Sanità il fallimento è stato totale. Chi avrebbe dovuto procedere alla programmazione ed alla organizzazione sanitaria se non il Dipartimento Tutela della Salute, che, tra l’altro, essendo rimasto succube dei vari commissari, è rimasto solo “chiuso” nella sua stanza. Pertanto, con il rispetto dovuto ai Generali della Finanza e dei Carabinieri e per ultimo all’ Questore quale vantaggi avrebbe potuto ottenere la Sanità pubblica in contrapposizione col Tavolo tecnico prima “Massicci” poi “Adduce “ ?

Difatti, essendo la gestione del Piano di rientro legata a filo doppio con i Ministeri della Salute e dell’Economia e Finanza né il Tavolo “Massicci” ne quello “Adduce” avrebbero mai potuto dissentire da tale “ordine”.

Pertanto, è venuto a mancare anche il potenziamento delle dotazioni tecnologiche negli ospedali a causa del blocco della spesa ,sempre condizionata del Piano di rientro con oltre il 20% delle risorse assegnate dal fondo nazionale della Sanità alla Calabria che viene annualmente assorbito dalla mobilità passiva perché per anni sul bilancio della Sanità è gravato anche il costo dl pazienti provenenti da altre Regioni. Per cui la Sanità pubblica, continua ad imbattersi in una disorganizzazione tale, che impone anche, in modo vertiginoso, i tempi delle liste di attesa. Ecco i tanti motivi che spingono la Sanità pubblica sul viale di un costante regresso sopratutto tecnologico anche se lo stesso potenziamento sull’area ospedaliera regionale, ai sensi dell’art.1 dell’ordinanza 3635 era già stato affidato dal Consiglio dei Ministri sin dal 2007 al Commissario Straordinario della Regione Calabria.