IN TEMPO DI PANDEMIA OCCORRE ANCHE SCONFIGGERE IL TUMORE AL RENE


Con la Calabria tutta “bianca”, con contagi e decessi in fase decrescente, anche se occorre sempre tenere alta la guardia da evitare che le “varianti” possano trasformarsi in un virus micidiale ,si è avuta questa volta anche la possibilità di celebrare a Catanzaro la giornata mondiale della neoplasia, che vede, purtroppo, gli uomini maggiormente a rischio.Trattasi di un tumore subdolo,quasi invisibile, che avanza nell’organismo senza dare troppo nell’occhio. Per cui quando ci si accorge potrebbe anche essere tardi.

Per il prof. Damiano, Ordinario di Urologia e Direttore della Scuola di Specializzazione dell’Università “Magna Grecia” di Catanzaro “il tumore al rene, per sconfiggerlo, occorre far ricorso alle nuove tecniche”. Difatti, dopo averlo individuato, grazie ad una ecografia addominale, sia pure prescritta per altri motivi, occorre poi arrivare ad una diagnosi precoce da accertare ,in tal modo, la presenza di sangue nelle urine, con la localizzazione del dolore nella zona lombare” Pertanto, per il prof. Damiano “da una diagnosi , nella maggior parte incidentale, svolta a seguito di ecografie e Tac effettuate per altre indicazioni di tipo urologico, si ottiene, come accennato, la presenza di sangue nelle urine“

“Nei casi in cui la malattia la malattia neoplastica è limitata al solo rene, sta all’urologo consigliare i test diagnostici per immagini da poter poi scegliere il trattamento“.

“Quando, invece, la neoplasia è avanzata da coinvolgere anche altri organi vicini o distanti (metastasi) subentra l’oncologo, sempre nell’ambito di una valutazione multidisciplinare a garanzia di qualità ed efficienza del percorso diagnostico – terapeutico e assistenziale”

Per quanto, invece, riguarda le principali cure per i pazienti col tumore al rene per il prof. Damiano “il trattamento della malattia metastatica tiene anche conto dei livelli di rischio. Difatti, le opzioni terapeutiche più efficienti sono i trattamenti sistemici oncologici con l’impiego di farmaci antiangiogenici ed inibitori immunitari in associazione, ove con trattamenti chirurgici sul tumore primitivo o sulle metastasi e loco –regionali come, ad esempio, la radioterapia, la termoablazione, o la crioblazione.

Per il prof. Damiano “ E’ proprio nella chirurgia radicale o conservativa che sia che la figura dell’urologo esprime tutta la sua rilevanza quando si tratta di tumore del rene”

Difatti, in tal caso, la tecnica chirurgica può essere a cielo aperto dalla laparoscopia o robotica. Pertanto, per il prof. Damiano dal punto di vista oncologico i risultati nel lungo termine sono gli stessi”. Difatti, ci sono alcuni vantaggi funzionali che favoriscono sia la chirurgia laparoscopica che robotica con minori perdite ematiche, riduzione del dolore post-operatorio, più breve degenze ospedaliere, minore impatto sulle difese immunitarie e preservazione della integrità della parete addominale”

Dai dati in possesso del prof. Damiano il tumore al rene è una malattia che ha colpito in Italia più di 140 mila di solo nel 2020 i casi sono stati ben 14 mila. In aumento anno dopo anno.

Pertanto determinante è la diagnosi ,con nuove tecniche che consentono anche di poter sconfiggere tale tumore, dopo averlo individuato .