LE PRIME RISPOSTE IMMUNITARIE DEL VACCINO PFIZER SONO FRUTTO DI UNA RICERCA DELLA "MATER DOMINI"


Una buona notizia, che rafforza la necessità di vaccinarsi, è che il vaccino Pfizer, dalle risposte immunitarie scaturite in tutta la popolazione vaccinata, è capace di contrastare efficacemente sia il virus che le “varianti”, indipendentemente dall’età e del sesso. Difatti, a tale conclusione, è pervenuto uno studio, coordinato e diretto dal prof. De Sarro, Rettore della Università “Magna Grecia” di Catanzaro, col quale si è potuto ottenere un preciso riscontro, dopo 21 giorni dalla prima dose, da raggiungere il 100% dei vaccinati dopo l’inoculazione della seconda fase. È l’esito dell’analisi preliminare svolta dalla Unità di Farmacologia Clinica e Farmacovigilanza del Policlinico universitario. Lo studio si è concentrato sui dati raccolti dalle circa 2.500 persone che hanno ricevuto le due dosi di vaccino Pfizer. Difatti, il monitoraggio, è partito sin dal giorno della vaccinazione“. La prima fase, per il Rettore De Sarro- ha consentito di proteggere sia gli operatori sanitari e socio-sanitari, che gli studenti dell’ultimo anno di Medicina e tutte le figure che operano all’interno del “Campus”. Tale risultato si è potuto realizzare grazie al contributo offerto,con capacità ed impegno professionale, dal Centro Vaccinale Universitario, dall’Unità di Igiene e Sanità Pubblica e dall’Unità di Farmacia. Dopo di che, per rafforzare tale risultato si è passati alle persone più vulnerabili, quali, ad esempio, gli anziani over 80, i pazienti fragili come i dializzati, i trapiantati ed i pazienti con trattamenti con farmaci oncologici.” Per il Rettore “un notevole apporto è stato offerto sia dal dottor Giuseppe Giuliano, Commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera Universitaria che dalla dottoressa Caterina De Filippo”. L’intera attività di vaccinazione ha visto partire, in contemporanea, anche il controllo sulla popolazione vaccinata perché solo in tal modo è stato possibile valutare lo sviluppo di reazioni avverse al vaccino e la risposta anticorpale. Pertanto, lo studio ha consentito di giudicare lo sviluppo dell’immunoglobuline G (IgG) specifiche contro la proteina spyke del virus oltre che della immunoglobuline M (IgG). Difatti, partendo dalle prime, si tratta degli anticorpi prodotti durante la prima infezione o all’esposizione di antigeni estranei. Per cui l’organismo mantiene memoria delle diverse IgC e si possono, in tal modo, riprodurre ad ogni esposizione allo stesso antigene. Pertanto, il meccanismo vaccinale è dunque quello di creare la memoria verso un microrganismo al quale il soggetto non è stato ancora esposto in modo tale da generare la risposta in caso di successive infezioni. Le immunoglobuline M (IgM), per la ricerca condotta dall’Azienda ospedaliera universitaria “Mater Domini”, sono, invece, molto precoci, essendo, infatti, le prime a comparire nel sangue in risposta ad un’infezione da virus o batteri. Il lavoro di monitoraggio ha visto la supervisione ,fra gli altri,del prof. Luca Gallelli. Per il prof. De Sarro “ l’analisi preliminare dei dati raccolti ha, pertanto, permesso di definire che il vaccino è stato generalmente ben tollerato. Per cui gli effetti avversi sono stati rappresentati da febbre, astenia, mialgia, cefalea, linfadenopatia ed insonnia particolarmente dopo la seconda dose.” Difatti, lo studio ha valutato la risposta anticorpale in tre differenti momenti: la prima di effettuare la vaccinazione, a 21 giorni dalla prima ed a 30 giorni dalla seconda dose. Questa analisi completa è stata realizzata su 1.553 persone di cui 642 uomini e 911 donne. Prima di effettuare la prima dose il 99% dei soggetti aveva titoli negativi sia di IgM che di TgC. L’esito medio delle IgM è stato di 0,2 in linea con i valori normali minori inferiori ad 1. Viceversa, per le IgC l’esito medio è stato di 0,16 a fronte dei valori normali inferiori a 50- Dall’esisto della ricerca condotta dalla “Mater Domini”, come ha tenuto a spiegare il Rettore De Sarro – “solo l’1% dei soggetti testati aveva titoli positivi, ma per il 90 % di essi era legato ad una storia nota di esposizione al virus. Il primo banco di prova è stato a 21 giorni dalla somministrazione della prima dose,in concomitanza con la seconda dose. Difatti,già in quel momento il 91% della popolazione vaccinata aveva una positività all’IgC con valori pari a 1461,98 a fronte del valore normale inferiore a 50. Il 45%, invece, riscontrava una positività alla IgM con valori di 3,4 ,rispetto al valore di riferimento standard inferiore ad 1. “

Da tale ricerca è emerso che “il monitoraggio degli anticorpi su siero dei soggetti vaccinati in un periodo di tempo oscillante dai 10 ai 30 giorni dalla seconda fase, ha spiegato il prof. De Sarro, ha documentato nella totalità dei pazienti un valore medio di IgG di 16.594 in un range compreso tra 800 e 56.390 rispetto al valore di riferimento inferiore a 50.”

Quanto emerso, anche nei dettagli, dovrebbe incoraggiare, senza aver alcun timore, la vaccinazione dal momento che è l’unico strumento per poter tornare alla normalità. Ora però, per il Rettore De Sarro ”occorre avere dati più completi per poter valutare anche il comportamento di altri vaccini“