NON SI È RIUSCITI ANCORA A SCIOGLIERE IL NODO DEI 1.400 PRECARI CHIAMATI A GESTIRE L’EMERGENZA COVID


Non si è ancora riusciti a sciogliere né il nodo dei 1.400 precari chiamati a gestire l’emergenza Covid senza neanche sfiorare il minimo ministeriale dei posti letto per 100 mila abitanti in terapia intensiva né quello dei medici necessari nei reparti ordinari, degli infermieri e degli operatori sociosanitari. Pertanto, la Calabria continua ad affrontare la recrudescenza della pandemia con le armi spuntate. Ponendo in scaletta i posti letto in Terapia Intensiva dal 2019 ad oggi (settembre 2021) sono aumentati di appena 26 unità che, tra l’altro, non sono tutti “reali”. Difatti i 172 spazi a disposizione comprendono anche quelli attivabili in caso di necessità mentre sono 953 quelli dell’area medica. Pertanto il piano annunciato ad inizio anno dal Presidente f.f.Spirlì e dal Commissario alla Salute Longo s’è trasformato in carta straccia mentre continua ad esserci mancanza di specialisti,soprattutto anestesisti, oltre che di ambulanze del “118”quasi del tutte demedicalizzate, mentre nel mese di agosto è quasi “sparito” l’elicottero. La giustificazione addotta dai manager delle aziende riguarda il solito “valzer” della nomina delle Commissioni esaminatrici, anche se risultano già pronti gli avvisi pubblici che interessano sia i medici internisti che di pronto soccorso e psichiatri. Pertanto, trattasi di concorsi per le diverse specialità. Difatti, la situazione resta abbastanza delicata mentre affiorano veleni sui concorsi con un ennesimo scaricabarile di Spirlì e Longo finiti entrambi sotto il fuoco incrociato della Cgil medici calabrese