OCCORRE EQUITÀ TRA LE REGIONI ANCHE NELLA RIPARTIZIONE DEI VACCINI


Dopo giorni di tensione per l’obbligato rallentamento delle vaccinazioni, a seguito del taglio delle forniture Pfizer, con le assicurazioni ricevute da quest’ultima occorre anche una ripartizione tra le Regioni dei vaccini non seguendo gli iniqui criteri demografici, come avviene con il fondo sanitario nazionale, ma con un criterio appropriato all’emergenza. Pertanto è indispensabile che il Commissario Arcuri che si occupa della ripartizione, tra le Regioni delle dosi di vaccino segua un giusto criterio, in tale valutazione. Difatti, con una Sanità in una crescente difficoltà a causa dell’emergenza, è bene che vengano cancellati anche i dubbi sull’accennata ripartizione. Per cui sarà anche compito di Longo, Commissario Straordinario alla Sanità, non solo occuparsi quanto anche preoccuparsi come ed in che modo avverrà la ripartizione delle accennate dosi, nel pieno rispetto della equità, tra le Regioni.


LA PANDEMIA CON LE RISORSE SCARSE HA COSTRETTO SCEGLIERE CHI CURARE


Una domanda che, presumiamo ,sia anche lecita da fare, in prima battuta, al Ministro della Salute dal momento che a causa delle scarse risorse si è costretti addirittura privilegiare chi curare. Pertanto, pur in presenza di vaccini, c’è la necessità di operare una scelta su chi potrà trarre maggiori benefici dalle terapie da essere in grado di garantire ai pazienti una risposta adeguata, utilizzando un sistema capace di mobilitarsi per aumentare in poco tempo i posti in terapia intensiva e la produzione di dispositivi di protezione da puntare anche sulla scorta di vaccini. Per cui, sarebbe la mancanza di risorse (che nel bilancio figurano giù assegnate alla Sanità!) a ritardare l’attuazione del nuovo piano pandemico 2021-2023 anche nel momento in cui, da parte della Pfizer avverrà la consegna delle dosi di vaccino. Difatti, al momento, continua a circolare solo la “bozza” dell’accennato Piano pandemico 2021-23 elaborata dal Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute, che dovrà essere sottoposta alle Regioni,da indicare anche una serie di misure non per fronteggiare l’attuale situazione, ma quelle future epidemie. Pertanto, il tema scottante resta quello della scelta di chi curare prima degli altri. Comunque, occorre sempre garantire la disponibilità di forniture di vaccini anche contro l’influenza stagionale da poter sempre contare sulle riserve nazionale o regionali da fornire sempre delle misure appropriate.

Purtroppo è sempre il virus, che si intende contrastare, da far individuare agli esperti la strada giusta per evitare la sua deleteria avanzata. Resterebbe da chiedere il motivo del ritardo del lancio del Piano pandemico 2021-23. Pertanto, il prima problema da risolvere resta quello di recuperare le risorse necessarie per trasformare l’accennata “bozza” in una concreta, efficace ed efficiente attuazione.

Panorama Sanitario Calabrese

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