Regione ed Università continuano a viaggiare l’una distante dall’altra

E’ INVECE DA PORRE SUL TAVOLO UN NUOVO PROTOCOLLO DI INTESA TRA REGIONE ED UNIVERSITA’ CON COMPITI E RUOLI CHE LA COSTITUZIONE HA ASSEGNATO AD ENTRAMBE LE ISTITUZIONI


Regione ed Università continuano a viaggiare l’una distante dall’altra, in quanto è da diversi anni che ancora non hanno aggiornato il Protocollo di Intesa, da poter concordare, alla luce della Costituzione, anche compiti e ruoli avuti assegnati dalla stessa, da consentire, in tal modo,anche di poterli svolgere, in perfetta armonia, nell’interesse della Didattica, Ricerca e Scuole sanitarie professionali, da costituire l’autentica fucina per la formazione di nuovi medici.

Per cui anche il nuovo Atto Aziendale deve avere come principale punto di riferimento il Protocollo di Intesa del quale ancora non c’è traccia di rinnovamento anche se ripetutamente sollecitato dalla Sezione di Controllo della Corte dei Conti ,da poter giustificare anche la erogazione delle risorse economiche per la conduzione della Didattica, della Ricerca e della formazione sanitaria professionale.

LA SANITÀ HA BISOGNO DI SICUREZZA PERCHEÈ LE ESIGENZE TERRITORIALI HANNO NECESSITA’ DI AVERE UNA CHIARA VISIONE SIA SUI PROBLEMI CHE SULLE SITUAZIONI DA AFFRONTARE

Anche dopo oltre un decennio di Piano di rientro con una Sanità gestita a livello commissariale, sull’intero pianeta del sistema sanitario, s’è venuta a creare una situazione difficile anche da descrivere, perché non su tutto il territorio la tutela della Salute viene garantita ai cittadini,per come imposta dall’art.32 della Carta Costituzionale. Per cui occorre (cosa ripetutamente sottolineata) la rimodulazione del Piano di Rientro perché, dopo oltre tre lustri,purtroppo ancora non è cambiato nulla,rispetto al 2009, da poter migliorare il sistema sanitario regionale. Pertanto, si continua a registrare, con l’appesantimento del disavanzo,(di cui,al momento,si sconosce anche la reale consistenza) e un impietoso turnover anche la caduta degli stesi servizi assistenziali,a cominciare dai Livello Essenziali di Assistenza!

Difatti, la Sanità, in Calabria, da anni continua solo a fare da “bancomat” per le Regioni del Nord. Quel che,purtroppo,continua a mancare in Calabria è una coraggiosa persa di posizione, a livello istituzionale, da ottenere, in tal modo, con una realistica visione delle esigenze assistenziali territoriali,anche l’applicazione di modelli organizzativi davvero efficaci ,da spiegare anche ai sindaci che si intende creare, con la disattivazione dei piccoli presidi, dei poli sanitari territoriali efficienti ,con prestazioni di buona qualità, con l’assistenza sia primaria che specialistica anche la diagnostica per immagini oltre che i laboratori anche le comune urgenze. In tal modo, gli ospedali, adeguatamente attrezzati, sarebbero solo chiamati ad assolvere il compito di interventi sia per il terzo livello che per le urgenze. Pertanto, una Sanità che ha bisogno di sicurezza ,con una totale revisione del Piano di rientro che possa rispecchiare le esigenze territoriali, con una visione chiara sia sui problemi che le situazioni da affrontare.