L’Avv. Arnaldo Pugliese poi trasformò un “caseggiato” in Ospedale Civile

A cavallo tra gli anni ’40 ed i ‘50, nel profondo Sud, si incontravano forti difficoltà di curarsi la salute in quanto non figurava istituito né in Calabria né altrove un servizio sanitario pubblico tant’è che, per curarsi la salute, occorreva emigrare fuori regione. Fortuna volle che, a seguito di un lascito di un caseggiato, da parte di una famiglia di benestanti, ad una benefica Istituzione, scaturì,in tal modo, anche l’idea di utilizzare, almeno  parte di esso, in un “cronicario”.

Con il Prof. Raffaele Basso nacque il “mito” della chirurgia

Quella dell’avv. Arnaldo Pugliese, inizialmente, era sembrata una idea a dir poco alquanto velleitaria il solo immaginare l’inserimento in quei locali anche della  Chirurgia Generale.

Ciò nonostante, avutane la possibilità, don Arnaldo non ci pensò una seconda volta di affidare  egualmente tale incarico al prof. Raffaele Basso, docente universitario, che l’accettò per vincere tale scommessa. In Calabria, in quegli anni,non esisteva una rete ospedaliera. Difatti di presidi se ne contavano appena un paio sui quali, però, non c’era da fidarsi eccessivamente specie per curare talune difficili patologie.

Il Prof. Antonio Alberti fu un “interprete” dell’umana sofferenza

Il ricordo di tali personaggi costituisce un dovere, anche professionale, da parte di chi,in quegli anni, ha avuto modo di conoscere quanti con impegno, professionalità si sono dedicati a lenire le sofferenze, cosa che ha fatto il prof. Alberti,  di quei bambini colpiti, ancora in fasce, da un male crudele come lo era, purtroppo, la leucemia. Per cui la figura di Antonio Alberti emergeva come una sorgente di speranza per la stessa ricerca. Ed allora è bene partire dagli anni ’50, quando anche in ristrettezze economiche si ritenne indispensabile inserire, nella scacchiera della ricerca, una delle pedine essenziali  sino ad  istituire anche in quel “Pio Luogo” trasformato in Ospedale Civile il primo Centro trasfusionale.

Il Prof. Alfonso Nisticò riconosciuto come il “pioniere delle lastre”

Ci pensò poi don Arnaldo Pugliese a dotare quel mini-ospedale anche di una attrezzatura radiologica tale da anche consentire interventi chirurgici. Difatti, da poco laureato con specializzazione in radiologia, si offrì di prestare la sua opera, in un tale struttura, con una sala operatoria ancora in fasce, il radiologo Alfonso Nisticò.

Il Prof. Giuseppe Spadea fu il “regista” della medicina

Occorreva, però, anche individuare un “regista” di grandi capacità a cui affidare la organizzazione di sana pianta della Medicina Generale. Fu pertanto, compito di don Arnaldo Pugliese chiudere il cerchio tale da assegnare ad un esperto una componente essenziale a livello ospedaliero in quanto  per le sue complesse patologie non avrebbe mai potuto consentire un’assistenza specifica  finalizzata alla cura delle molteplici  patologie. Per cui, da autentico “regista”, condusse in porto la prima organizzazione della Medicina Generale. 

Il Prof. Carmine Carbone “pilastro” di ortopedia

Nella struttura di Via Acri venne anche inserita la Ortopedia. Impossibile descrivere la sua collocazione in quanto articolata in più “spezzoni”. Difatti, occupò, inizialmente, una ventina di posti letto, o presunti tali, nell’ex “cronicario” ed  un’altra decina, in alcune stanze, a metà strada, tra un rabberciato “pronto soccorso”, e la sala operatoria, di modeste dimensioni, con un’attrezzatura che don Arnaldo Pugliese era riuscito a recuperare, a poco prezzo, da una dismessa clinica. Difatti, per vincere anche tale ultima scommessa, ebbe la capacità di ottenere, pur disponendo di un dimezzato reparto, la disponibilità di un Docente Universitario, specializzato in Ortopedia, tale da conferirgli subito l’incarico di primario al prof. Carmine Carbone, Scuola bolognese, diretta dal prof. Scaglietti che rientrato, da poco, a Catanzaro, era già da anni abituato di occuparsi di ortopedia, sia pure in condizioni diametralmente opposte.

Con il Prof. Felice Muscolino nacque, in quel ex caseggiato, anche la pediatria

Negli anni ’50, la vita sociale era diversa in quanto  le strutture pubbliche ancora viaggiavano a rilento, con  il servizio sanitario nazionale in attesa di venire alla luce  mentre, al contrario, sull’altro  versante, quello  che interessava la pediatria, le cliniche private già da anni si  erano appropriate della “gestione” delle nascite. Solo  nel ’67, però si registrò tale conquista sociale che segnò, a Catanzaro, quale “partner “della Medicina Generale il prof. Giuseppe Spadea portando avanti, con coraggio e determinazione, una  strategia che gli  consentì di   inserire, per la prima volta, in quell’ex “caseggiato” trasformato in struttura sanitaria pubblica anche la Pediatria.

Con il dottor Vitaliano Marincola Cattaneo venne inserita la prima cellula di dermatologia

Nel vecchio ospedale di via Acri don Arnaldo Pugliese intese inserire anche la prima cellula della Dermatologia, il cui reparto venne subito “battezzato” come il “Celtico”, ancora prima della chiusura delle “case di tolleranza”. Fu, però, anche difficile recuperare quei pochi dermatologi presenti in città in quanto, la maggior parte, era già impegnata in studi privati. A partire, pertanto, sia pure a scavalco, per poter far germogliare quel mini-reparto in quell’ex “caseggiato” furono alcuni dermatologi che si alternavano, tra ospedale e studio privato, in attesa che la Dermatologia rientrasse stabilmente nell’alveo di quella struttura.

Fu il Prof. Stelio Cannistrà il primo ”regista” della direzione sanitaria

A cavallo tra gli anni ’50 e ’60 il servizio  sanitario era ancora in fasce per cui  a sostenere l’assistenza pubblica erano le Case Mutue, istituite e sostenute, con il contributo di artigiani e commercianti, tale da consentire ai propri iscritti di curarsi la salute. In una situazione del genere, senza disporre di risorse pubbliche provenienti dalla Sanità, diventava anche difficile gestire un nascente ospedale dal momento che il sostegno veniva assicurato da risorse che provenivano da elargizioni da parte di famiglie benestanti alle quali, almeno in quegli anni del dopoguerra, non mancava lo spirito di solidarietà,  di fratellanza e di carità cristiana.

Il Prof. Francesco Focarelli il “baluardo” di Fisiopatologia

Raccontare, meglio ancora, descrivere le pagine che hanno interessato, sin dalle sue radici, la storia del “Pugliese” sia pure a distanza di oltre mezzo secolo, ci si tuffa in una realtà dalla quale solo la tenacia, aggiunta alla consapevolezza di poter seminare, su di un terreno ancora arido di sanità, un qualcosa di diverso, nell’interesse della salute, dà anche la possibilità di valutare, come ed in che modo, in quei lontani anni, si concepiva la solidarietà a favore, soprattutto, della fasce sociali più deboli. Per cui, è in tale ricordo che occorre, anche a distanza di tanti decenni, raccogliere qualche frutto dalla  eredità lasciata da quanti ci hanno preceduto . da  non far  rimpiangere quel passato, che deve, però restare di insegnamento sia per l’attuale che per le future generazioni.

Il Dottor Franco Petitto rappresentò l’umanità tangibile verso i malati di mente

Per rendere l’immagine, ancor più nitida e trasparente, del dott. Franco Petitto tornare indietro di alcuni decenni, tale da coincidere il suo ricordo con la storia del manicomio di Girifalco, densa, purtroppo di sconcertanti capitoli, buona parte dei quali appartengono ad una passata generazione, che vivendo tra stenti e privazioni restava pure soggetta ad uno scarso senso di reciproca tolleranza. Difatti, bastava poco, soprattutto per i soggetti più deboli, tramutare una presunta ingiustizia in pericolose escandescenze tale da far scattare la molla capace di trasformare uno scatto di nervi in autentica a follia. 

A tenere a battesimo la Ostetricia fu il Prof. Giovanni Romaniello

Negli anni ’50, a coinvolgere, in quel periodo, le Istituzioni locali fu la situazione che si era venuta a creare dalla necessità di evitare di far perdere alla città di Catanzaro la Scuola di Ostetricia Universitaria. Difatti, se le fosse stata sottratta, ne avrebbe risentito, all’epoca, anche il Capoluogo di Regione dal momento che tale Scuola restava l’unica sfuggita al “cappio” della Riforma Gentile.

Il Dott. Giuseppe Greco fondatore dell’anestesia e rianimazione

L’anestesia, riconosciuta in Italia solo negli anni ’50 come branca specialistica, venne fondata in Calabria come servizio di anestesia e rianimazione a fine degli anni ’50 dal dottor. Giuseppe Greco. Fu, pertanto, il primo, in Calabria, ed anche uno dei primi, in Italia, dopo la legge dell’agosto ’54 con la quale venne istituita la figura del medico specialista in una struttura ospedaliera.

Con il Dottor Carmelo Bova decollò la prima dialisi

La pagina di storia che ha interessato la prima dialisi è tutta da raccontare perché dà merito a chi, pur tra difficoltà logistiche ed ambientali, riuscì a  far emergere, alla luce del sole, come  ed in che modo, in quegli anni veniva programmata, da un autentico esperto in organizzazione ospedaliera, quale fu, in quel periodo dell’immediato dopoguerra, il  prof. Giuseppe Spadea che da Direttore del reparto di Medicina Generale, ritenne necessario l’inserimento di talune patologie in un ex “cronicario”, confermando, in tal modo, con una larghezza di vedute l’apertura, sia pure ad alto rischio, della prima dialisi utilizzando una sola stanza “strappata” con il suo assenso, al reparto di Medicina Generale  a conoscenza che, in altri ospedali, ben 12 reni artificiali  risultavano “parcheggiati”in qualche sottoscala, inutilizzati, mentre centinaia di malati di reni, per sottoporsi alla dialisi, continuavano a fare la spola, da una città all’altra della regione, affrontando disagi  sia fisici che economici.

Al Prof. Onofrio Petrosillo venne affidato l’avvio dell’oculistica

Don Arnaldo Pugliese aveva fretta di raccogliere altri frutti tale da rendere il terreno dell’ex “caseggiato” anche prolifico per la crescita di una buona sanità. Ciò, però, gli fu reso possibile in quanto con l’apporto del prof. Spadea, ebbe l’occasione di utilizzare riconosciute professionalità da consentire l’inserimento in tale prima struttura sanitaria pubblica, dopo la  Chirurgia e la  Medicina Generale, l’Ortopedia, la Dermatologia, la Pediatria, la Fisioterapia, l’Ostetricia anche l’Oculistica ritenuta indispensabile tale da alimentare il prestigio dell’assistenza sanitaria pubblica. Difatti, con il suo indiscusso carisma, era riuscito a convincere il prof. Onofrio Petrosillo di prestare la sua opera  in tale struttura.

Al Prof. Pietro Lanza toccò l’avvio della urologia

Dopo aver lasciato alle spalle il ricordo sia del “cronicario” che dell’ex “caseggiato” che pur hanno fatto la storia dell’ospedale, in quanto, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 ebbero, entrambi, a rappresentare le prime preziose “molecole” di un’assistenza sanitaria vissuta in quei periodi da autentici “pionieri” da una generazione di medici, a cui spetta, a pieno titolo, il merito indiscusso di aver sottratto la Calabria dall’isolamento sia clinico che scientifico, sin dagli anni ’70, con l’apertura del nuovo ospedale. Difatti da allora fu possibile inserire in tale presidio. individuato quale Dipartimento di II Livello per l’Emergenza-Urgenza anche  patologie di Alta Specialità utilizzando alcune costole che staccatesi dalla Medicina Generale avevano acquistato, nell’ambito della programmazione ospedaliera  una  propria autonomia.

Il Prof. Corrado Docimo tentò di avviare anche la cobaltoterapia

La storia del vecchio ospedale si continua ad arricchire di un altro capitolo che ha interessato questa volta l’approfondimento della ricerca sulle cause del tumore.

Difatti, fu il prof Corrado Docimo, che utilizzando il sotto tetto dell’ex caseggiato di via Acri, riuscì ad “inventarsi” un mini-laboratorio, che gli offrì la possibilità di condurre studi e ricerche sui tumori approfondendo anche le cause di tale malattia.

Carlo De Lellis l’immagine di un professionista di altri tempi

La storia della Chirurgia Generale fa piacere  ricordarla, anche a distanza di alcuni decenni,  per come è nata e cresciuta in un ex caseggiato di Via Acri sino  a rappresentare, poi,  uno dei primi fiori all’occhiello di  un ospedale ancora in fasce, al punto da lasciare già immaginare, sin dagli anni 60, alla Chirurgia Generale un futuro da… leggenda per la sua illuminata conduzione. Difatti, pur se ebbe i natali in quell’ex caseggiato la Chirurgia, in quanto  ispirata dalla genialità e dalla tenacia che costituirono la dote di don Arnaldo Pugliese. Trovò però, nel prof. Raffaele Basso, subentrato alla guida del reparto da autentico regista, anche la carta vincente posta su di un immaginario tavolo di una nascente struttura pubblica che, sia pure…sotto voce, già la si cominciava a definire un Ospedale Civile.

Il Dott. Giuseppe Gassi organizzò ciò che era collegato all’età geriatrica

Anche la storia della Geriatria, per come la stessa è nata, nella culla del “cronicario” dove aveva trovato spazio, in uno stanzone, anche la Lungodegenza prima di essere acquisita dalla Geriatria è tutta da raccontare a partire dagli  anni ’60. Difatti, trovò i natali in un ex caseggiato di via Acri, solo da poco trasformato, con la capacità, la tenacia ed il coraggio di don Arnaldo Pugliese in Ospedale Civile, nel grembo di un “cronicario”, creato con le donazioni di Famiglie benestanti per consentire il ricovero dei poveri della città per essere poi  acquisito, dalla  Lungodegenza sino a trasformare quell’ampio salone  in una immaginaria scialuppa di salvataggio sulla quale salivano anche i malati cronici che trovavano ospitalità avendo bisogno di restare a letto anche  per più mesi.

Nell’ex caseggiato nacque l’otorino col prof. Alfredo Cimino

La storia che ha trasformato un “cronicario” in un “Pio Luogo” sino a toccare per la prima volta la sponda di una “cellula” ospedaliera nel corso degli anni è continuata ad arricchirsi di capitoli che hanno dato impulso alla crescita di una sanità alimentata dal coraggio di don Arnaldo  Pugliese ed esaltata dallo spirito di sacrificio di giovani medici che pur in quegli anni difficili erano egualmente riusciti a lasciare anche una impronta di buona sanità,  a partire dagli anni ’50, ad una nascente struttura sanitaria pubblica attirando l’attenzione delle stesse istituzioni.

Il dottor Bernardo Concolino fu il “patrocinatore” dell’infanzia

Il ricordo del pediatra dottor Bernardo Concolino è rimasto legato alla difesa a cui tendeva, con molta sensibilità e senso di responsabilità, del mondo dell’infanzia.

Difatti, nel quadro di una rinnovata politica sanitaria di sicurezza sociale, negli anni ’70 ebbe la possibilità di approfondire e di puntualizzare un tema di particolare rilievo evidenziando i gravi scompensi esistenti nel Mondo dell’infanzia calabrese indicando anche su quali direttive occorreva muoversi per una corretta programmazione della medicina prenatale.

Con il Dott. Nicola D’Amico nacque nella culla della “Medicina” il primo centro Cardio-Reumatologico

Negli anni ’50 l’assistenza sanitaria continuava a vivere solo sullo slancio dei “volontari”. Difatti, da “cronicario”, trasformato prima in “caseggiato” poi in “Pio Luogo” quel “Pronto Soccorso” istituito in una struttura pubblica, segnò, con la nascita del primo Centro cardio-reumatologico un approdo al molo di attracco di un ospedale che veniva raffigurato ancora in miniatura, da essere considerato solo come scialuppa di salvataggio, utilizzata, in tutta emergenza, da prestare le prime curerai cardiopatici. 

Al Dottor Stefano Molica venne assegnata la medicina oncologica

Anche se la paternità dell’Ematologia e della Oncologia spettava di diritto al prof. Antonio Alberti per aver dato lustro al primo vero laboratorio che restava finalizzato alla ricerca delle malattie del sangue con il suo esempio, la sua passione per la ricerca, la sua professionalità fu poi lo stesso prof. Alberti a chiamare a dirigere, ad avvenuta apertu- ra, il reparto della Medicina oncologica il dottor Stefano Molica, già affermato ricercatore e tra i fondatori, in Calabria, dell’ Associazione italiana di Oncologia Medica.

Dopo un lungo travaglio con Claudio Ceccotti vide la "vera" luce anche la neurochirurgia

Alle prime pagine di storia che a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 suscitarono un certo interesse da consentire l’avvio di un’assistenza sanitaria pubblica ne seguirono ancora tante altre scritte, con un identico spirito di solidarietà umana e di sacrificio, tra cui quella del “cronicario” continua tuttora a rappresentare la testimonianza di quegli anni dell’immediato dopoguerra, da costituire, per qualche decennio con l’impegno prevalente a favore del tessuto sociale più debole di trasformare un ex “caseggiato” in “Pio Luogo”, per poi toccare la sponda di attracco di un nascente ospedale civile. 

Dal "parto" gemellare nella culla dell'Oncologia trovò posto anche la prima radioterapia affidata al dottor Antonio Pingitore

Sia la storia della medicina oncologia che quella della radioterapia scaturita dal parto...gemellare va raccontata sin dall’inizio perché entrambe hanno trovato nella “culla” del “Ciaccio” sin dall’ inizio, una continuità operativa di notevole, accertato spessore da costituire per le alte specialità un prezioso riferimento.

L’odontoiatria con il dottor Saverio De Filippo fu il frutto di un condiviso gemellaggio

E’ vero “Erano quelli altri tempi perché in quella generazione non si era ancora disperso, il ricordo degli  anni in cui  chi li aveva vissuti, ci teneva a far tesoro della testimonianza data ,in piena emergenza, da quanti, in un momento difficile, non si tiravano dietro per dare aiuto a quei colleghi alla disperata ricerca di recuperare anche qualche stanza da  poter iniziare l’attività professionale.

Il dottor Giuseppe Zimatore cominciò da medico volontario la carriera ospedaliera dal “cronicario”

Nella storia del vecchio ospedale di via Acri il dottor Giuseppe Zimatore ci entra da “volontario”, assieme ad altri, accasatosi, in uno stanzone, trasformato da“cronicario”, con appena una ventina di letti, dove si accedeva da un percorso in discesa, con scalini al piano terra, affidato, in quegli anni, al Primario di Lungodegenza dottor Felice Teti. 

Il prof. Francesco Donato Di Paola condusse la lotta contro la tubercolosi

Fino anni ’40 La guerra era da tempo finita. Ma c’era, purtroppo, ancora un’altra micidiale guerra da combattere. Soprattutto da vincere. Purtroppo, come se non fossero state sufficienti le ferite provocate dal conflitto mondiale in molte famiglie, soprattutto la più tarate fisicamente, infuriava la tubercolosi che in quei terribili anni veniva definita la malattia di quel secolo.

Il dottor Martino Primerano, divenne primario di cardiologia senza reparto

Se la storia del nuovo ospedale, sin dai primi capitoli, si sviluppò all’insegna della improvvisazione  perché, dopo aver avuto fretta di spalancare la porta di ingresso a tutti i reparti  quanto ancora mancava una programmazione che avrebbe dovuto tener conto delle priorità da far prevalere in tale assegnazione quella che ha, invece, interessato in quei primi anni la cardiologia, diventa difficile, sia pure a distanza di anni, poter tracciare quel  percorso. 

Il dottor Gaetano Sanzi fu compartecipe del primo nucleo storico della “medicina generale”

Nel nucleo storico della “Medicina Generale ”entrò a far parte anche il dottor Gaetano Sanzi al quale il prof, Spadea ebbe a conferirgli, avendone riconosciuta capacità, l’incarico di occuparsi delle analisi cliniche.

Nella “culla” del “ciaccio” nacque la prima gastroenterologia ed endoscopia affidate al dottor. Andrea Giglio per farle crescere

Non si sarebbe potuto pretendere di far nascere in quell’ex “caseggiato” anche la prima Gastroenterologia ed Endoscopia pubblica dopo che  era anche occorso  un bel po’ di tempo solo per individuare spazi tali da consentire anche la diramazione delle radici sia alla “Medicina Generale” che alle Chirurgia Generale oltre che ai primi Laboratori inseriti in quell’ex “caseggiato”.

Al dottor Lino Puzzonia toccò poi il “timone” del Centro Trasfusionale

Negli anni ’70 era stato il prof. Spadea a dare il “via” alla istituzione dei Laboratori. Difatti, nel corso di vari decenni, capitò che ogni struttura e nata nella “culla” della “Medicina Generale” ma che, però, si occupava di ricerca avrebbe dovuto trovare, a tempo debito, anche l’inserimento nell’ospedale da giustificare, in tal molo la sua presenza, ad acquisita autonomia nell’area clinica per se restava, sempre di pertinenza della “Medicina Generale”.

La prima riabilitazione cardiologica assegnata al prof. Gennarino Borrello

Con la politica dei piccoli passi fu possibile anche inserire sull’area cardiologica, utilizzando inizialmente l’ex dispensario antitubercolare “Madonna dei Cieli”, prossimo ad essere riconvertito in struttura ospedaliera una provvisoria testa di ponte, a supporto della cardiologia, con la istituzione del primo Centro, in Calabria, che avrebbe consentito la riabilitazione cardiologica sia del cardiopatico posto-infartuato o post-chirurgico.

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